Martinengo

MARTINENGO

Provincia di Bergamo

Situato al centro della Bassa Bergamasca Orientale, Martinengo include nel suo territorio il fiume Serio e, grazie all’abbondanza di acqua e al terreno argilloso, ha da sempre una forte vocazione agricola. 

La sua storia si intreccia indissolubilmente con quella del grande condottiero bergamasco Bartolomeo Colleoni. Antichi conventi affrescati, vestigia medievali e di archeologia industriale, chiese monumentali e di campagna, sono solo alcune delle bellezze locali.  Gli affreschi dell’ex Convento di santa Chiara, che da luogo di pace e spiritualità francescana, si è trasformato in un sacrario dei caduti di guerra, è indubbiamente una delle perle di Martinengo. Non a caso lo stesso Ermanno Olmi scelse questo borgo come luogo set per alcun scene del suo capolavoro “L’albero degli zoccoli”.
Luogo da visitare ma anche da gustare, infatti a Martinengo potrai gustare la rinomata patata di Martinengo, prodotto de.co (denominazione comunale) famosa per il suo gusto e le sue qualità uniche.

Passeggiando sotto i portici ripercorrerai le vie del Quattrocento e se chiudi gli occhi sentirai i rumori e gli odori della vita di 600 anni fa ma attenzione a non sgarrare! Sopravvissuta della vita quotidiana dell’epoca è la cosiddetta “pietra del banditore”.  Lì per molti secoli i colpevoli di reati contro il patrimonio o i debitori insolventi pagavano i loro debiti con la giustizia…

Visita insieme a noi questo comune tutto da scoprire e da gustare!

PILLOLE DI STORIA

Il toponimo, dal caratteristico suffisso engo, è di origine longobarda (significherebbe proprietà di Martino o della chiesa di San Martino). L’abitato sarebbe sorto nel VI- VII secolo su un territorio già abitato in epoca romana, come attestano i numerosi reperti archeologici di tale epoca (villae rusticae, tombe, epigrafi). Nel IX secolo il crescente potere vescovile nella città di Bergamo, convinse i suoi conti palatini, i cosiddetti Ghisalbertini, a trasferire la residenza nel loro castello di Martinengo, assumendo da allora la denominazione “Da Martinengo”. Attorno al 1150 i Ghisalbertini-Martinengo cambiarono nuovamente residenza, trasferendosi nel vicino castello di Cortenuova, permettendo così ai Martinenghesi di eleggere le magistrature del libero comune. Dopo la distruzione di Cortenuova, Bergamo concesse a Martinengo lo status di “borgo franco cittadino” e l’istituzione di un mercato settimanale; fu allora difeso da fossato e terrapieno con due porte di accesso e una rocca. Sotto la dominazione viscontea (XIV secolo) il terrapieno fu sostituito da una cerchia di mura rinforzate da torri circolari, in cui si aprivano due porte munite di ponte levatoio. Col passaggio a Venezia (1428) Martinengo divenne “terra separata” governata da un podestà veneto. Dal 1450 al 1475 fu la piccola capitale del feudo di Bartolomeo Colleoni, che vi eresse il proprio palazzo sul sito dell’antica rocca. Sotto la signoria colleonesca il borgo prosperò e si arricchì di edifici civili e religiosi: il Palazzo del Capitano, i portici, il palazzo pretorio, l’orologio pubblico (sec. XV), la nuova grandiosa parrocchiale di Sant’Agata (1455), il convento dell’Incoronata (1470) e il monastero di Santa Chiara (1474). In epoca risorgimentale il collegio-convitto, istituito nell’ex monastero di Santa Chiara nel 1822, divenne centro di propaganda mazziniana e molti suoi alunni parteciparono a tutte le guerre d’Indipendenza. Nel corso dell’Ottocento entrarono in funzione alcune filande per la lavorazione della seta, tra le quali il monumentale neogotico “Filandone” immortalato nel film di Olmi “L’Albero degli zoccoli”.

I LUOGHI DA NON PERDERE

Il castello e la torre
A caratterizzare il profilo dell’antico borgo svetta la torre del castello situata nell’omonima piazza, antica testimonianza del fenomeno dell’incastellamento. Superato un arco di pietra in piazza Maggiore, si entra in un breve vicolo, stretto e curvo, che si apre sulla piazza più antica di Martinengo: qui sono state ritrovate le più antiche testimonianze d’insediamento, romane e longobarde. E sempre qui si trova il cuore medievale della cittadina. Il primo castello propriamente detto viene terminato nel 953 da Tebaldo, valente vassallo al servizio dell’imperatore Ottone I, che lo intende soprattutto come baluardo difensivo, con una struttura chiusa da fossati e mura e sorvegliata da una torre. Nell’XI secolo diventa la dimora della famiglia dei conti Ghisalbertini, cacciati da Bergamo dal potere vescovile. Essi la modificano adattandola anche per esigenze abitative e vi risiedono fino alla metà del secolo successivo, quando Martinengo si proclama Libero Comune rovesciandoli. Con il passaggio del borgo nelle mani dei veneziani nel 1428 il castello, di cui rimane oggi solo la torre, diventa la sede ufficiale del Podestà fino alla caduta della Serenissima nel 1797.

Palazzo comunale
 Il palazzo comunale svolge questa funzione da quando fu costruito nel XII secolo. Conserva, a ben guardare, la struttura dei broletti del nord Italia. Gli affreschi si possono leggere come un’estrema sintesi della storia politica del borgo. La lapide ottocentesca come una sintesi delle lotte risorgimentali. Anticamente definito Broletto, il Palazzo Comunale è stato modificato nel corso dei secoli. E’ stato costruito all’inizio del XII secolo, in concomitanza dell’affermazione del Libero Comune. Era composto da uno spazio porticato al piano terra, forse utilizzato per fini commerciali, e da un livello superiore ad aula unica.
Tra Sette e Ottocento si provvede a murare i portici al piano terra, in modo da ricavarne diversi altri locali chiusi. Anche la sala superiore viene ristrutturata e suddivisa in ambienti più piccoli. Sulla facciata sono ancora visibili tracce di affreschi di epoche diverse: la meglio conservata è quella che rappresenta un’aquila rossa in campo dorato, stemma dei conti Ghisalbertini. Risale probabilmente al ‘400.

Portici del centro storico e torre dell’orologio
 Ancora oggi anima del paese per ritrovarsi e fare acquisti, i portici nascono nel Quattrocento come luogo di mercato. Si possono considerare infatti come una sorta di prolungamento esterno della bottega vera e propria che si trovava nel locale coperto: il negoziante poteva esporre le sue merci, garantendo però sempre il libero passaggio della popolazione.  Su alcuni tratti della pavimentazione sono ancora visibili le linee orizzontali incise che ricordano i limiti di ingombro delle bancarelle dei commercianti. Costeggiando i portici è possibile ammirare la particolare torre dell’orologio.
La torre, di origine medievale – probabilmente quindi nata come torre campanaria comunale, elemento frequente dei broletti-, è stata rifatta nel Seicento, quando viene posizionato l’orologio. È caratterizzata dalla presenza di due quadranti, uno con i numeri romani e l’altro con i numeri arabi, ciascuno con una lancetta sola. A differenza degli orologi odierni, che calcolano l’ora e i minuti esatti, l’orologio di Martinengo serviva (e serve tuttora) a calcolare l’ora italica, ossia il tempo che divide l’alba dal tramonto: le ore 24 indicate nel quadrante non indicano dunque la mezzanotte ma l’ora del tramonto, che naturalmente varia a seconda delle stagioni.

Filandone
Tra il Settecento e l’Ottocento nel Nord Italia prendono avvio le prime filande, stabilimenti per la lavorazione della seta e in un secondo momento anche del cotone.  Si tratta di grandi edifici, generalmente a più piani, dai soffitti alti e dotati di ampie finestre, costruiti nei pressi dei corsi d’acqua per sfruttarne la forza motrice.
Tra di essi il cosiddetto “Filandone”, così chiamato dai martinenghesi  per la sua notevole mole ma soprattutto per distinguerlo da altri setifici di dimensioni inferiori già presenti sul territorio. Costruito dalla famiglia Daina dal 1872 al 1876, l’edificio dà un notevole impulso all’economia locale, garantendo buone opportunità lavorative soprattutto alla forza lavoro femminile.
La fabbrica, in stile neogotico lombardo, ricorda in effetti da vicino una cattedrale rinascimentale. L’alzato in mattoni a vista e il cotto impiegato nelle cornici e negli archetti pensili, che scandiscono la struttura e incorniciano stesure di intonaco chiare  sono per esempio tipici di questo tipo di architettura.
L’intero complesso viene abbandonato e ceduto al Ministero del Tesoro, che nel 1976 autorizza il regista Ermanno Olmi a girarvi alcune scene del film “L’albero degli Zoccoli”,  Palma d’Oro alla 31ª edizione del Festival del Cinema di Cannes del 1978. Attualmente il Filandone è sede della biblioteca di Martinengo e dell’archivio storico.

Parrocchiale sant’Agata
La chiesa dedicata alla patrona di Martinengo è di origine longobarda. Tuttavia di questa struttura più antica non rimane nulla, soppiantata dall’edificio quattrocentesco realizzato su commissione del Consiglio Generale da Tonino da Lumezzane; lo stile era quello gotico lombardo, con facciata a capanna e mattoni a vista. La facciata e l’interno che vediamo oggi sono però il frutto di un ulteriore rifacimento, rispondente al nuovo gusto ottocentesco, progettato dall’architetto milanese Giacomo Bianconi. Qui il bianco dei materiali e l’eleganza delle forme neoclassiche esterne contrastano con la sontuosità quasi barocca dell’interno. Ma girando intorno all’edificio si può ancora vedere la struttura del XV secolo, che si è conservata.
Da menzionare assolutamente il campanile cinquecentesco, rialzato nel 1901 con un padiglione ottagonale in stile liberty e sormontato dalla statua del Redentore, realizzata con l’innovativa tecnica della galvanoplastica.

Convento di Santa Chiara
Fatto edificare da Bartolomeo Colleoni per sciogliere un voto della moglie Tisbe nel 1474, il convento ospita le monache clarisse per più di trecento anni, fino alla sua definitiva chiusura nel 1812. È quindi trasformato in collegio convitto sotto il regno Lombardo-Veneto, rivelandosi però un focolaio di simpatie risorgimentali. Sebbene negli anni Trenta sia stato modificato, almeno in esterno, secondo l’architettura del regime fascista, che ne converte una parte in Sacrario dei Caduti, resta ancora visibile l’impianto originario tipicamente francescano a doppia aula divisa da tramezzo, con facciata a capanna, chiostro e campanile cuspidato. Si possono ammirare anche gli affreschi del tramezzo che divideva l’aula pubblica da quella claustrale. Realizzati dal “Maestro di Martinengo” raccontano la vita e la Passione di Cristo e la devozione francescana. Sopra l’altare dell’aula pubblica si trova la pala dipinta nel 1936 da Girolamo Poloni, chiaro segno della nuova destinazione della chiesa.

CICLOTURISMO

Puoi raggiungere Martinengo anche percorrendo l’itinerario cicloturistico, Nelle terre di Bartolomeo, uno dei 14 itinerari del Parco Cicloturistico o attraverso l’itinerario del Serio, uno dei 3 itinerari di Musica nel Vento.

 

ENOGASTRONOMIA

La patata di Martinengo
La patata di Martinengo, riconosciuta con il marchio de.co – denominazione comunale;  è un prodotto di nicchia da valorizzare. Un tempo era largamente coltivata su tutto il territorio comunale, tanto da caratterizzarne gli abitanti con il soprannome “i Patatù de Martineng”. La “Patata di Martinengo“ è un tubero a pasta bianca, le varietà utilizzabili per le produzioni a marchio devono essere riconducibili per caratteristiche morfologiche e organolettiche alla tipologia tradizionale, coltivata nel territorio comunale di Martinengo, la varietà Kennebec.

DOVE: Martinengo (BG)

INFORMAZIONI TURISTICHE

Per le visite guidate contattare la Pro loco di Martinengo:
Via Allegreni, 29
24057 Martinengo (BG)
Tel. 0363 988336
email: info@martinengo.org
www.martinengo.org

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