ANTEGNATE

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ANTEGNATE (BG)

Feudo di Bartolomeo Colleoni

Nel 1441, il feudo di Antegnate, insieme a quello di Covo e Romano furono affidati a Bartolomeo Colleoni sotto la Serenissima, che divenne così il nuovo Signore di Antegnate.
Il 28 settembre 1444, Bartolomeo Colleoni sospese i dazi ai borghi del suo feudo e si impegnò a far erigere opere edilizie di pubblica utilità. Due anni dopo, il territorio ritornò al Duca di Milano, che, nel frattempo, aveva arrestato e imprigionato Bartolomeo Colleoni nei forni di Monza, da dove, un anno più tardi, riuscì ad evadere. Una volta evaso, Colleoni raggiunse l’esercito veneto accampato tra Antegnate e Calcio e da lì arrivò a Venezia. La Serenissima gli assegnò subito il titolo di ‘armorum capitaneus’, riconfermandogli, nel giugno 1448, le franchigie sui feudi bergamaschi di sua pertinenza. Nel mentre, i capitani di Milano stanziarono una cospicua taglia per chi avesse riconsegnato il Condottiero vivo o morto. Contestualmente Francesco Sforza ottenne dal nuovo governo popolare il comando delle truppe ambrosiane, alla testa delle quali sconfisse i veneziani a Caravaggio il 15 settembre 1448. Con questa vittoria rafforzò la sua autorità sui castelli di confine, tra i quali Antegnate, e su gran parte del cremonese. Difatti il Colleoni fu sconfitto a Treviglio e la flotta veneziana battuta sul Po.
Il 26 febbraio 1450, Francesco Sforza entrava a Milano come Duca, non con il consenso imperiale, ma solo con la proclamazione fatta dal popolo. Venezia fece di questa situazione un motivo per attaccare il Ducato di Milano. Mentre i generali delineavano le strategie della nuova contesa e gli erari erogavano fondi per attrezzare le armate, il Colleoni, offeso per non aver ottenuto, in questo frangente, il comando supremo delle truppe venete, fece il doppio gioco a discapito della Serenissima. Francesco Sforza ritenne preziosa la defezione del Colleoni e, non lasciandosi fuggire l’occasione, gli affidò un vero e proprio esercito: una cavalleria di duemila uomini e una fanteria di cinquecento soldati, una paga lusinghiera e carta bianca sull’organizzazione civile e militare dei confini milanesi verso Venezia. L’indizio del tradimento emerge in una lettera dell’11 giugno 1451, nella quale il Duca di Milano ordinava al podestà di Covo e Antegnate, Giacomo Cazzago, di concedere al Colleoni piena facoltà di prelevare frumento e biade dai loro territori.
I generali veneti Sigismondo Malatesta, Jacopo Piccinino ed il comandante supremo, Gentile della Lionessa, intuirono il tradimento del Colleoni e tentarono di catturarlo nel 1451, prima che potesse unirsi ai loro nemici, ma il condottiero riuscì a fuggire a Mantova e poi a Milano convocato dallo Sforza, ormai Duca dal 1450. Il Colleoni ebbe la promessa di un adeguato feudo nel bergamasco, nonché il riscatto per la moglie, Tisbe Martinengo, e la figlia tenute in ostaggio a Venezia dopo la sua diserzione.

PER INFORMAZIONI

Per maggiori informazioni consulta il sito www.comune.antegante.bg.it