Da sempre appartenente al territorio cremasco, Palazzo Pignano è un centro abitato di antiche origini. La tradizione lega la sua origine ai romani Piniano e Santa Melania, entrambi vissuti tra il IV e il V secolo, che distribuirono ai poveri i propri beni, compresi alcuni possedimenti in questa zona. Recenti scavi hanno confermato l’esistenza, già nel V secolo, di un insediamento perfettamente organizzato di cui sono stati riportati alla luce gli edifici sacri e il palatium; da quest’ultimo e dal benefattore Piniano sembra derivare il toponimo.
A rendere celebre questo piccolo paese è sicuramente l’area archeologica tardo romana di rilevanza storica, artistica oltre che culturale. Un sito archeologico suggestivo che permette al visitatore di entrare in contatto con il passato. Dal 2000 l’area archeologica è stata aperta al pubblico, le sue strutture sono periodicamente restaurate e nel 2001 è stato creato l’Antiquarium, il centro espositivo legato agli scavi archeologici.
Gli Scavi archeologici
Il primo scavo archeologico fu fatto all’interno della chiesa parrocchiale tra il 1963 ed il 1967 e togliendo il pavimento apparvero sotto la Pieve i resti di una chiesa più antica, costruita nel V secolo d.C., edificio sacro chiamato dagli scopritori “la Rotonda” per la sua forma, molto particolare e singolare per l’epoca, riscontrabile in edifici religiosi eretti in Oriente e a Gerusalemme.
Grazie a queste scoperte si capì che tutta la zona intorno alla chiesa era importante, così si decise di esplorarla più in estensione. Nel 1969 finito lo scavo all’interno della chiesa, gli archeologi ne iniziarono un altro nei campi intorno e scoprirono così un’enorme villa romana. Tra il 1969 ed il 1999, in circa trent’anni di scavi, si sono fatte numerose scoperte; è stata infatti portata alla luce una buona parte degli edifici antichi, tra i quali il battistero, ma resta ancora molto da fare.
Una grande Villa di epoca tardo antica
La grande villa non è stata indagata completamente: ne sono state scavate infatti due parti, una più vicina alla chiesa (verso ovest) ed una più lontana (verso est). Quella ad ovest è formata da numerose stanze dalle forme originali (cerchi, semicerchi, esagoni ecc.) poste intorno ad un giardino ottagonale circondato da un portico chiamato peristilio.
La villa aveva pavimenti con mosaici colorati, pareti dipinte con vari colori, riscaldamento ad aria calda e vetri alle finestre, mentre il grande giardino ottagonale era probabilmente decorato con statue in marmo, alcune databili all’età imperiale.
La ricerca del benessere da parte degli abitanti della villa è denotata dalla presenza di un sistema di riscaldamento ad aria calda. Anche la presenza di mosaici indica la raffinatezza degli ambienti, riscontrabile in altre residenze di potentissimi proprietari dell’Impero Romano nella fase tardo antica.
I proprietari della villa di Palazzo Pignano erano dunque sicuramente ricchissimi, molto potenti e avevano probabilmente amicizie e conoscenze nella vicina città di Milano che tra III e IV secolo dopo Cristo era diventata capitale dell’Impero Romano. Questa lussuosa villa era quindi utilizzata dai suoi proprietari come luogo di residenza lontano dalla città.
La zona residenziale, lusso e comfort per i proprietari
Durante il III secolo d.C. le campagne si spopolarono a causa delle epidemie e delle guerre e le piccole aziende agricole furono sostituite da grandi ville. Erano formate dalla lussuosa casa del padrone, da magazzini, stalle ed altri edifici necessari per coltivare i campi ed allevare il bestiame. Le ville di campagna dei ricchi romani diventavano nel tempo sempre più luoghi di divertimento e di svago, dotati di tutti i lussi e comfort.
Possiamo ammirare parte delle mura esterne della grande aula rettangolare che probabilmente era sviluppata su due piani ed anche in questa zona era presente l’impianto di riscaldamento ad aria calda. Sono stati rinvenuti, inoltre, vari oggetti che sono visibili presso l’antiquarium. Seguono una serie di ambienti di varie forme per giungere alla grande aula absidata ed anche la parte residenziale era degna del rango dei potenti proprietari. Numerose erano, infine, le terre attorno alla villa coltivate dagli schiavi.
L’immensa estensione di terreni che appartenevano ai proprietari era chiamata Saltus ed era formata da una parte coltivata a cereali (frumento, orzo, farro), legumi (fave, lenticchie, piselli), viti, alberi da frutto (meli, peri, melograni, peschi, noci, susini, cotogne) ed una parte lasciata incolta ed utilizzata come pascolo per l’allevamento dei cavalli o per la caccia e la pesca.

