Borgo di Pardergnone (Zanica)

Dimora rinascimentale e villa di delizie della ricca famiglia bergamasca dei Poncini, il borgo del Padergnone ti accoglierà con la sua storia millenaria: lapidi romane, fortilizio militare, camerae pictae, stemmi di importanti famiglie e misteriosi camminamenti sotterranei ti attendono!

Tre lapidi funerarie risalenti al I secolo d.C. testimoniano la frequentazione dell’area già in epoca romana. La storia scritta del Padergnone però inizia nel maggio del 1010, quando «in loco Paternioni» furono stipulati atti notarili riguardanti la vendita di appezzamenti terrieri. Si viene così a conoscenza dei primi abitanti del luogo: Teuzo del fu Milone, i suoi figli Gumperto, Gosperto e Vincenzo, Audeverto e suo padre Giovanni, l’arcidiacono Reginfredo.
Degni di nota sono anche i documenti trecenteschi relativi alla definizione dei confini di Azzano San Paolo, Orio al Serio, Grassobbio e Seriate.

Attorno agli anni Venti e Trenta del Quattrocento fecero la loro comparsa i primi membri della famiglia che più di tutte lasciò il segno nella storia del Padergnone, detenendone la proprietà per oltre 250 anni: i Poncini.
Ricchissima famiglia di mercanti di stoffe, i suoi membri possedevano una bottega di drapperia nella vicinia di San Pancrazio in città. Fu Antonio detto Tonolo che, a partire dal 1426, iniziò l’acquisto dei primi appezzamenti di terra «in contrada Paternione». L’allargamento del latifondo continuò fino agli inizi del secolo successivo, quando presero avvio anche i lavori di ristrutturazione degli antichi edifici e di costruzione di nuovi spazi abitativi.
Tonolo sposò Dorotea Trivulzio nel 1441. Tra i suoi figli merita di essere ricordato Maffeo, tutore di Gian Girolamo Grumelli, meglio noto come il Cavaliere in rosa ritratto da Giovanni Battista Moroni.

Nel 1508 i fratelli Girolamo e Giovanni Poncini si accordarono con il maestro Defendo da Bergno da Fontanella per l’edificazione del palazzetto con loggia che occupa il lato est del cortile centrale. Tra gli affreschi ancora oggi visibili, riferibili alla campagna decorativa degli anni Quaranta, si notano all’esterno episodi edificanti tratti dalle Noctes Atticae di Aulo Gellio, tra cui Gaio Fabrizio che rifiuta l’oro dei Sanniti e Milone di Crotone intrappolato nella quercia. In un angolo è presente un’impresa araldica benaugurante, accompagnata dal motto latino «Hoc opus, sic perpetuo». Anche l’interno della galleria fu decorato con scene di caccia e di pesca alle pareti e con una mappa geografica della bergamasca (1575 circa) che, strappata dopo la guerra, oggi si conserva presso il Museo Bernareggi di Bergamo.
Nel suo testamento del 1513 Girolamo lasciò disposizioni per la ristrutturazione e decorazione dell’antica cappella castrense dedicata alla Santissima Trinità. Pare che i progetti fossero forniti dall’architetto Andrea Zilioli, collaboratore del più famoso Pietro Isabello. I due maestri prestarono altri servizi alla famiglia in quegli stessi anni, progettando il palazzo in porta San Giacomo (1519) e una cappella funeraria, mai realizzata, per la chiesa di Sant’Agostino.
Agli inizi del Cinquecento risalgono anche i preziosi affreschi della torre. Nella prima camera picta, al piano terreno, campeggiano le armi delle famiglie con cui i Poncini si imparentarono nel corso degli anni: Trivulzio, Grumelli, Solza, Benaglio, Casali, Rota, oltre a curiose raffigurazioni di animali e esseri fantastici.
Nella seconda stanza sono raffigurati tondi con ritratti di imperatori laureati e coronati. Significativa è la presenza dello stemma dei Passi di Preposulo, i cui membri, più volte unitisi in matrimonio con i Poncini, avevano commissionato, per la loro casa al Pozzo Bianco, un ciclo di affreschi molto simile a quello di Padergnone e che forse servì da modello.

Nel corso del Seicento Mario Poncini provvide a realizzare la villa vera e propria, con la decorazione della facciata sul parco, la costruzione del ninfeo e l’arredo del giardino. Con la morte di Girolamo Poncini il Giovane, avvenuta nel 1698, la famiglia si estinse senza eredi e la proprietà del Padergnone passò nelle mani della sorella Lelia e di suo marito, il conte Giovanni Albani.
Questi ultimi si erano sposati nel 1661, come ricorda un sontuoso camino al piano nobile del palazzetto cinquecentesco. Ebbe inizio così la breve parentesi degli Albani, di cui rimane traccia negli affreschi del cortile centrale, che celebrano il cardinale Giovanni Girolamo Albani e il figlio Giovanni Domenico con la moglie Paola Calepio.
Nel 1744 Francesco e Giovanni Estore Albani vendettero il complesso a Giuseppe Maria Sonzogni. Alla nuova famiglia, pioniera dell’industrializzazione tessile, è da attribuire la ristrutturazione della villa: fu abbellito il giardino con fontane e statue caricaturali di nani, nonché di eroi della mitologia; fu rimaneggiata la facciata della villa seicentesca, ricoprendo i candidi affreschi seicenteschi con decorazioni a medaglioni raffiguranti volti di imperatori;
fu ristrutturata la torre medievale; fu costruita la nuova chiesa, qualche decina di metri più a nord di quella cinquecentesca. Dato il profondo degrado in cui era caduta quest’ultima, nel 1761 il vescovo Antonio Redetti autorizzò il nuovo proprietario Sonzogni a riedificare l’oratorio e i lavori si conclusero nel 1769. Una complicatissima questione ereditaria si aprì alla morte di Teodoro Sonzogni, ultimo erede in linea maschile, e di suo nipote, Domenico, avvenute nel 1826. Entrarono dunque in gioco le famiglie Sottocasa, Carrara e Brentani, che abitarono il Padergnone nel corso dell’Ottocento.
In seguito al matrimonio di Giuseppa e Marianna Brentani con Alessandro e Giovanni Battista Venanzi, la proprietà passò nelle mani di quest’ultimi. Ai primi del Novecento risale la costruzione del laghetto con la grotta in pietra, simile a quello della Villa Brentani. In seguito al matrimonio di Giuseppa e Marianna Brentani con Alessandro e Giovanni Battista Venanzi, la proprietà passò poi nelle mani di quest’ultimi.
Ai primi del Novecento risale la costruzione del laghetto con la grotta in pietra, simile a quello della Villa Brentani di Scanzorosciate, e la ristrutturazione in stile Liberty di un’ala della villa.
La famiglia Venanzi vendette la casa ad Alessandro e Gaetano Ferrari tra il 1939 e il 1941. Nel 1957 Augusto Mascheretti acquistò il complesso con l’intero latifondo e ancor oggi la villa è abitata dai suoi discendenti.

DOVE: Zanica (BG) Via Padergnone, 45.

INFORMAZIONI TURISTICHE

Il borgo di Padergnone è una proprietà privata, tuttavia è possibile effettuare visite guidate contattando la struttura:
borgodelpadergnone@gmail.com

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