Con l’epocale passaggio dal libero Comune alla Signoria (tra la fine del 1200 e i primi anni del 1300) i comuni di una certa importanza incominciarono a pensare alla loro difesa, poiché sempre più esposti alle continue incursioni nemiche ed alle distruzioni dovute alle feroci e sanguinarie lotte tra le fazioni rivali dell’epoca, quella “guelfa” legata al papato ed alla libertà di pensiero e di lavoro e quella “ghibellina” che difendeva il vecchio ordinamento dei feudi con l’intento di primeggiare in ogni campo per diventare padroni del paese a danno della comunità.
L’illustre ingegnere bergamasco e storico dell’architettura Luigi Angelini (1884–1969) riteneva che la cinta muraria di Cologno al Serio potesse essere della fine del 1100.
Da un manoscritto della Biblioteca Civica di Bergamo risulta inoltre che il grande ed ampio fossato intorno al paese venne fatto nell’anno 1293.
La Rocca, oggi sede del Municipio, era il luogo più sicuro di tutto il sistema difensivo del paese.
Si presenta con una pianta semicircolare: il fronte esterno è compatto, con una torre al centro e due torri angolari (quella a oriente è poligonale); il fronte rivolto verso il centro del paese è a sua volta protetto da un secondo fossato, detto la “Peschiera” (in quanto a suo tempo luogo di pesca e, quindi, di sostenimento per la popolazione), e da un terrapieno scarpato, rinforzato da arcate dotate di feritoie e da ben tre torri (ne rimane integra solo una, la torre carceraria, mentre la torre centrale, anch’essa passante e dotata di ponte levatoio, è stata distrutta nell’Ottocento: in questo modo il borgo era difeso sia dagli attacchi di nemici esterni sia da quelli interni, frequenti soprattutto nell’instabile periodo storico che vide scontrarsi assiduamente le diverse fazioni dei guelfi e dei ghibellini).
Il restauro delle sale interne, in particolare quella al primo piano oggi adibita a sala d’aspetto e di ingresso agli uffici comunali, ha portato al disvelamento di altri affreschi molto interessanti sotto il profilo storico-artistico.
Poiché Gian Paolo Cavagna era solito passare le vacanze autunnali presso la famiglia Moioli si ritiene che, per sdebitarsi dell’ospitalità ricevuta, dipinse tutto l’interno della Rocca
Una stanza importante, al primo piano, è quella che la Giunta comunale ha scelto per le proprie riunioni collegiali, proprio sopra la porta nord, nel luogo più strategico della rocca e certamente di alto valore simbolico: proprio da qui infatti anticamente si osservava la pianura circostante e si difendeva il borgo, come dimostrano le feritoie verticali e gli alloggiamenti, ben visibili, che servivano per i bolzoni che sollevavano il ponte levatoio.
Nella vicina sala del Consiglio comunale campeggia su una parete il quadro con lo strappo dell’affresco raffigurante la Madonna con il Bambino che originariamente decorava la facciata nord di Porta Rocca, affresco ora sostituito da una copia di discutibile fattura.
Come già accennato, la tradizione vuole che sia anch’esso opera di Giovan Paolo Cavagna.
In un castello che si rispetti non poteva poi certo mancare la prigione.
Dalla sala consiliare, così come pure da una importante scalinata esterna che sale dalla sottostante strada, si accede direttamente ad un giardino sopraelevato dominato da un albero secolare.
Sul lato orientale, addossata alle mura, si trova una minuscola prigione: la torre carceraria, sviluppata su due piani, costruita sotto il domino veneziano, venne poi sopraelevata nel secondo Cinquecento.
Al pian terreno venivano rinchiusi ladri, delinquenti e coloro che si opponevano al signore dominante, costretti in due metri quadrati di mura umide e buie.
Su ciò che resta delle mura interne del borgo si snoda il camminamento di ronda, inserito nel Parco della Rocca.
Anche questa zona verdeggiante è stata recuperata, restituendo alla comunità antichi luoghi ora pienamente fruibili: alcune zone di sosta, un piccolo auditorium all’aperto e, poco più avanti, il Museo della Civiltà contadina, dove è stata riunita una ricca collezione di oggetti e strumenti risalenti al secolo scorso.
All’esterno, invece, si può percorrere la cosiddetta “circonvallazione”, una piacevolissima camminata alberata percorrendo la quale si può immaginare il tracciato delle mura e osservare l’ininterrotto susseguirsi di orti e giardini, case e palazzi, godendosi il fresco all’ombra dei grandi alberi presenti.