Nel pieno della sua gloria militare, Bartolomeo Colleoni visse uno dei momenti più amari
della sua carriera: nel 1451, nonostante le numerose vittorie nelle campagne condotte nel bresciano, nel parmense e nel bergamasco, la Serenissima gli preferì Gentile della Leonessa come comandante in capo dell’esercito veneziano. Un affronto che il Condottiero non perdonò.
Sentendosi tradito e offeso, Colleoni abbandonò Venezia e passò al servizio del Duca di Milano, Francesco Sforza. Da quel momento, guidato da uno spirito di rivalsa, diede prova del suo talento strategico: conquistò Martinengo, Romano, Cologno e Urgnano, arrivando ad ampliare i confini del Ducato fino alle valli bergamasche.
Nel rigido inverno del 1454, Colleoni fece del castello di Urgnano il suo quartier generale militare e diplomatico. Proprio da qui, il 12 febbraio, firmò un importante accordo con gli abitanti della Valle Brembana oltre la Goggia, confermando i privilegi concessi in passato da Filippo Maria Visconti. Lo storico Giuseppe Ronchetti descrisse così quei giorni:
“Fermatosi il condottiero in Urgnano in tempo d’inverno che fu asprissimo, non vi stette ozioso, ma
parte con l’autorità e parte con la sua innata cordialità trasse alla devozione del duca tutta la
pianura bergamasca.”
I suoi successi spinsero Venezia a rivedere le proprie posizioni. Dopo una fitta attività diplomatica, fu firmata la Pace di Lodi il 9 aprile 1454: il fiume Adda e il fosso bergamasco vennero fissati come confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano.
Riconoscendo finalmente il suo valore, il 10 marzo 1455 la Serenissima conferì a Colleoni
l’ambita carica di Capitano Generale, assegnandogli il castello di Malpaga come residenza ufficiale e garantendogli il dominio su Romano, Martinengo, Cologno e Urgnano.
Da quel momento, il Condottiero trasformò i suoi territori in luoghi di prestigio e spiritualità. Ristrutturò e abbellì i castelli, arricchì il santuario della Basella, legato all’apparizione della Vergine Maria a Marina di Urgnano nel 1356, e vi fece costruire accanto
un convento per i frati Domenicani.
Fu proprio alla Basella che Colleoni affidò uno dei gesti più intimi e dolorosi della sua vita: la sepoltura della figlia Medea, morta in giovane età. La sua memoria fu onorata con un monumento funebre scolpito da Giovanni Antonio Amadeo, lo stesso artista della Certosa di Pavia. Il sepolcro rimase nel santuario fino al 1842, quando fu traslato nella cappella Colleoni a Bergamo Alta, accanto al padre.
ROCCA ALBANI
Il castello Albani, con tutta la sua imponenza, è ricco di sale affrescate ed è circondato da un fossato e da splendidi giardini.
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