TRESCORE BALNEARIO

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TRESCORE BALNEARIO (BG)

Luogo d’origine della famiglia Colleoni

La famiglia Colleoni discende dal ramo bergamasco dei Suardi, una potente casata di fede ghibellina con possedimenti a Trescore Balneario sin dal XIII secolo. La genealogia affonda le radici nell’anno 996, con Lazzaro, giudice di Sacro Palazzo, padre di Pietro detto Siwardo — capostipite dei Suardi — e di Attone, notaio, padre a sua volta di Gisalbertus Attonis, soprannominato “il Coglione”, console di Bergamo nel 1123. Da quest’ultimo prese avvio la stirpe Colleoni.
Colleoni e Suardi, pur legati da sangue, si alternarono tra alleanze e feroci rivalità. Ne è tragico esempio l’episodio del 1405, quando i Suardi uccisero Paolo Colleoni, loro parente e padre di Bartolomeo, nel castello di Trezzo sull’Adda, conquistato insieme appena un anno prima. Bartolomeo, ancora bambino, vide così segnato il proprio destino da una faida familiare che avrebbe segnato anche il suo futuro da condottiero.
Divenuto Capitano Generale della Repubblica di Venezia, Bartolomeo Colleoni nel 1432 ricevette in premio il feudo di Bottanuco, sottratto proprio ai Suardi, a suggellare la sua ascesa e il ribaltamento dei rapporti di forza tra le due famiglie.
Il conflitto tra Colleoni e Suardi raggiunse nuove tensioni anche nella sfera religiosa e artistica. Nel 1472, Colleoni ordinò la demolizione di una sagrestia della Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo per costruire la cappella funeraria che avrebbe custodito le sue spoglie. L’opposizione della MIA (Misericordia Maggiore), dove sedeva Giambattista Suardi, fu inutile: la cappella fu costruita, oscurando il prestigioso altare del Corpo di Cristo, da secoli sotto patronato dei Suardi.
Forse per vendetta postuma, Giambattista Suardi — committente nel 1524 degli affreschi di Lorenzo Lotto nella cappella di famiglia a Trescore Balneario — volle lanciare un messaggio simbolico: tra i soldati che accompagnano Dioscoro ad uccidere la figlia Barbara, compare una figura a cavallo che, secondo alcuni, assomiglia proprio a Bartolomeo Colleoni. In mano tiene il bastone del comando veneziano, segno inconfondibile del potere militare. Una sottile accusa, affidata all’arte, impossibile da smentire da un uomo già scomparso nel 1475.
Eppure, in quegli stessi anni, Bartolomeo lasciava un segno tangibile e benefico sul territorio. Nel 1469, conquistata la Val Camonica, si trovava a Trescore, forse nel tentativo di curare la figlia Medea, gravemente malata. Qui promosse la ristrutturazione delle terme, allora in abbandono, dando vita a quella che sarebbe diventata la “Ca’ dei Bagni”.
Fece ripulire le sorgenti, trasferì le monache benedettine nel convento di Santo Stefano e avviò un progetto ambizioso: un ospitale per malati e infermi. I medici Bartolomeo Albano e Ludovico Zimaglia, nel 1470, pubblicarono trattati che elencavano le virtù terapeutiche delle acque termali, rafforzando l’idea del condottiero di farne un luogo di cura e speranza. I lavori iniziano nel 1470 e per ricordare quell’evento verrà posizionata una lapide sulla quale è inciso:
HIC POLLENT POPULIS QUONDAM
COMPOSITA GALLIS, BALNEA,
MARTISATO TANDEM COLEONE NOVATA
1470
Qui scaturiscono i bagni già costruiti dai Franchi (i Galli) rinnovati dal condottiero (seguace di Marte) Colleoni nel 1470.
Purtroppo Medea muore prima che le terme siano terminate, il Condottiero, distrutto dal dolore, fa scolpire il volto della figlia su un lato del capitello di marmo delle colonne del loggiato, lo steso dove sugli altri lati sono scolpiti gli stemmi colleoneschi, come a ribadire, che il ritratto è di un’appartenente alla famiglia.
Bartolomeo muore prima che la sua cappella fosse terminata e nel Gennaio del 1476 la sua salma viene traslata nel sepolcro formato da un sacello superiore sormontato dalla statua del condottiero a cavallo e da uno inferiore. Si pensava quindi che egli fosse sepolto in quello superiore. Monsignor Angelo Meli, nato a Trescore il 01 luglio 1901 a Novale presso la portineria di “Villa Suardi”, nel 1951 fu nominato priore della basilica di Santa Maria Maggiore. Monsignor Meli si appassionò all’enigma dove fossero riposte le spoglie del Colleoni. Il predecessore di Monsignor Meli, Mons. Giuseppe Locatelli, il 12 gennaio 1950aveva fatto sventrare il pavimento della Basilica e aveva trovato un sarcofago con delle ossa di un cavaliere ma che dopo studi approfonditi non era risultato essere il Colleoni. Quando Mons. Meli divenne priore, riprese le ricerche, sostenendo che il Condottiero fosse nel sacello inferiore. Dopo vari tentativi, la caparbietà del Monsignore fece ritrovare i resti di Bartolomeo con la sua spada e una lastra con la scritta in latino, con il nome del condottiero e la descrizione delle sue gesta. Era il 21 Novembre 1969.

I LUOGHI COLLEONESCHI

TERME

Forse nella speranza di poter guarire la figlia, il Colleoni si fece promotore delle Terme che, all’epoca, si trovavano in stato di abbandono. I lavori iniziano nel 1470 e per ricordare quell’evento verrà posizionata una lapide sulla quale è inciso in latino: ”Qui scaturiscono i bagni già costruiti dai Franchi (i Galli) rinnovati dal condottiero (seguace di Marte) Colleoni nel 1470”. Purtroppo Medea muore prima che le terme siano terminate, il Condottiero, distrutto dal dolore, fa scolpire il volto della figlia su un lato del capitello di marmo delle colonne del loggiato, lo stesso dove sugli altri lati sono scolpiti gli stemmi colleoneschi, come a ribadire, che il ritratto è di un’appartenente alla famiglia.

PER INFORMAZIONI

Per maggiori informazioni consulta il sito www.comune.trescore-balneario.bg.it.