Covo (BG)

PILLOLE DI STORIA

Negli anni 915 e 920 sono già documentati i villaggi di Covo (Cauve) e Covello (Cauvello) allora autonomi e appartenenti in gran parte ai Ghisalbertini conti di Bergamo. I toponimi, di difficile interpretazione, derivano forse dal termine latino cavus (= fosso), riferito ad un antico canale di scolo, forse di origine romana, che convogliava le acque reflue dei fontanili nel Serio. Questo canale nel 1267 fu inglobato nel Fosso Bergamasco. Nel medioevo il nome del paese fu associato al covone di grano, che divenne lo stemma comunale. Dopo la distruzione di Cortenuova e lo scavo del Fosso Bergamasco, Buoso di Dovara, signore ghibellino di Cremona, fortificò Covo con una potente cinta di mura rinforzata da nove torri per fronteggiare i Bergamaschi, che dal 1260 erano passati al partito guelfo. Nel 1266 allo scoppio della guerra l’esercito guelfo riuscì ad occupare Covo e a radere al suolo le sue fortificazioni. L’anno dopo, con la pace di Romano, si decise di scavare il Fosso Bergamasco. Nel corso delle guerre civili del XIV e XV secolo il comune di Covello si spopolò, riducendosi a cascinale e fu pertanto aggregato al comune e alla parrocchia Covo.

Nei secoli seguenti il borgo fu infeudato a varie famiglie (dal Colleoni ai Covi e ai Bentivoglio). Con le riforme napoleoniche del 1805 Covo ritornò bergamasco. Nell’Ottocento alcuni Covesi parteciparono attivamente alle guerre risorgimentali.

I LUOGHI DA NON PERDERE

  • Chiesa Parrocchiale di San Filippo

DOVE: Covo (BG)

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