Covo (BG)

La presenza di un covone di grano nel suo stemma ci suggerisce molto sulle tradizioni di questo comune della bassa bergamasca. Covo infatti conserva una forte tradizione agricola testimoniata dalle numerose cascine presenti sul territorio.

E’ nel mese di ottobre che è possibile degustare il famoso raviolo, un prodotto riconosciuto con il marchio De.co (denominazione comunale).

La tradizione dei ravioli nostrani a Covo, risale alla fine dell’800 e ai primi del ’900. Con colossali mangiate di ravioli, infatti, il mondo contadino festeggiava la fine dell’annata agraria nei campi prima del riposo della fredda stagione. La festa e la sagra del raviolo duravano diversi giorni: a turno ne mangiavano le diverse categorie professionali. Così i ravioli il lunedì spettavano ai contadini, il martedì ai commercianti e via dicendo, secondo una tradizione riportata oralmente tra le varie generazioni.

Un fatto curioso è sicuramente la ricorrenza che si celebra ancora oggi nei giorni 7-8 e 9 agosto. Nel lontano 1798 tre ladri assalirono una ragazza per rubarle gli orecchini. Catturati da alcuni gendarmi vennero processati e condannati a morte sui terragli. Poiché i tre disgraziati, prima di salire sul patibolo, si confessarono chiedendo perdono per le loro malefatte, il popolo di Covo serbò loro una grande venerazione ed ancora oggi, si celebra il “triduo delle anime giustiziate” con luminarie e celebrazioni al cimitero.

Ma le vicende di Covo si intrecciano anche con quelle di famosi personaggi come il condottiero Colleoni e il miracolo delle reliquie di S.Lazzaro, ancora oggi conservate nel paese della bassa bergamasca. 

 

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PILLOLE DI STORIA

Negli anni 915 e 920 sono già documentati i villaggi di Covo (Cauve) e Covello (Cauvello) allora autonomi e appartenenti in gran parte ai Ghisalbertini conti di Bergamo. I toponimi, di difficile interpretazione, derivano forse dal termine latino cavus (= fosso), riferito ad un antico canale di scolo, forse di origine romana, che convogliava le acque reflue dei fontanili nel Serio. Questo canale nel 1267 fu inglobato nel Fosso Bergamasco. Nel medioevo il nome del paese fu associato al covone di grano, che divenne lo stemma comunale. Dopo la distruzione di Cortenuova e lo scavo del Fosso Bergamasco, Buoso di Dovara, signore ghibellino di Cremona, fortificò Covo con una potente cinta di mura rinforzata da nove torri per fronteggiare i Bergamaschi, che dal 1260 erano passati al partito guelfo. Nel 1266 allo scoppio della guerra l’esercito guelfo riuscì ad occupare Covo e a radere al suolo le sue fortificazioni. L’anno dopo, con la pace di Romano, si decise di scavare il Fosso Bergamasco. Nel corso delle guerre civili del XIV e XV secolo il comune di Covello si spopolò, riducendosi a cascinale e fu pertanto aggregato al comune e alla parrocchia Covo.

Nei secoli seguenti il borgo fu infeudato a varie famiglie (dal Colleoni ai Covi e ai Bentivoglio). Con le riforme napoleoniche del 1805 Covo ritornò bergamasco. Nell’Ottocento alcuni Covesi parteciparono attivamente alle guerre risorgimentali.

I LUOGHI DA NON PERDERE

Torre sopra la porta meridionale del castello

E’ l’unica sopravissuta, insieme ad un altro piccolo edificio (detto il “vedovo”), del castello dotato di nove torri e due fossati, edificato tra il 1261 ed il 1264 dal ghibellino Buoso da Dovara, signorotto cremonese, che qui si stabilì a governare. Signore di Covo sin dal 1250, Buoso fece parte dapprima di un triumvirato con Oberto Pallavicino ed Ezzelino da Romano, che poi tradì (tant’è che Dante lo descrive all’Inferno nella sua Divina Commedia). A seguito di questi fatti nel giugno del 1266 il castello di Covo venne attaccato, e poi espugnato, dai guelfi guidati da Napo della Torre, già Signore di Milano, con una nutrita schiera di Bergamaschi delle Valli. Buoso riuscì a fuggire fortunosamente, i covesi ottennero una resa decorosa ed il castello venne distrutto. L’anno seguente, venne stipulata la Pace a Romano.
Oltre alla torre (la n. 1) dell’antico castello, quella che un tempo ospitava gli Uffici Comunali e che ora è adibita a Biblioteca, l’unica altra testimonianza del castello distrutto nel 1266 è rappresentata da una seconda torre (la n. 8) ora isolata e per questo chiamata dai Covesi “il vedovo”. Tale edificio, posto nel Vicolo Vittorio Emanuele II, versa ora in stato di completo abbandono ma mostra comunque la sua destinazione originaria.

 

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Chiesa Parrocchiale dei SS. Filippo e Giacomo

La costruzione dell’attuale Chiesa Parrocchiale iniziò per volontà dell’allora Parroco Don Omobono Cappelletti l’8 gennaio 1785. Progettista dell’opera fu l’architetto Faustino Rodi e costruttori i capomastri Luigi e Michele Bianchi e Francesco Brillo che usarono anche molti mattoni provenienti dalla demolizione dei vecchi oratori e dell’ultimo torrione residuato dell’antico castello e meglio conosciuto come il “vedovo”. L’opera fu ultimata il 25 gennaio 1789, giorno della sua consacrazione. Nel 1804 venne portato a termine l’altare delle reliquie di San Lazzaro e nel 1805 venne rialzato il campanile. Nel 1938 fu portata a termine la facciata su disegno dell’Ing. Giulio Sanga. Opere di pregio all’interno sono il “Cristo Morto” della scuola di Andrea Fantoni del 1714 ed un bassorilievo su marmo bianco nel paliotto dell’altare maggiore raffigurante il saluto di San Giacomo e San Filippo.

 

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Santella di San Lazzaro e vicenda delle reliquie

Venne eretta nel 1855 dai Covesi come voto in seguito ad un’epidemia di colera che colpì la popolazione. L’affresco, del pittore Giacomo Giordani, allievo di Giuseppe Diotti, rappresenta la consegna della reliquia di S. Lazzaro da parte di Frà Bellino Crotti cappellano di Bartolomeo Colleoni, signore a Covo, al parroco di Covo. Nel 1443, mentre il Colleoni guerreggiava intorno a Senigallia a capo delle truppe dei Visconti, il cappellano frà Bellino rovistava nella sacrestia di una chiesetta fuori città e trovava le reliquie di S. Maria Maddalena e S. Lazzaro, donate poi dal Colleoni, le prime alla Comunità di Romano e le seconde alla comunità di Covo (1449 d.C.). Narra la leggenda che nel momento in cui il Colleoni giunse in Covo col teschio di S. Lazzaro, le campane si misero a suonare autonomamente senza che nessuno le avesse toccate e che i cavalli non volessero proseguire il percorso. Questo piccolo miracolo spinse il Colleoni a donare a Covo la reliquia più preziosa.

 

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ALTRI LUOGHI DI INTERESSE

Chiesetta della B.V. di Loreto o di s. Lucia

La sua costruzione risale al secolo XV e venne eretta sopra il ponte di un fontanile oggi scomparso; è il più antico edificio religioso di Covo. Nel XVII secolo era intitolata alla Madonna della Neve. Qui venivano venerate le SS. Vergini e Martiri Lucia, Agata, Apollonia e Savina. Quest’ultima era venerata come protettrice dei malati di nervi e le donne venivano a pregarla deponendo ceri davanti al quadro della santa che era raffigurata sopra un carro. Conserva affreschi cinque-seicenteschi. Un tempo le donne usavano portare i bambini presso la chiesetta e bagnare loro gli occhi con l’acqua della sorgiva, come segno di devozione e richiesta di protezione a Santa Lucia.

 

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Oratorio dei disciplini o disciplina

La chiesa, antichissima, in origine conosciuta come Oratorio dei Disciplini cui si aggiunse poi la Confraternita del Rosario fu utilizzata dal 1785 al 1789 quale parrocchiale provvisoria ed è intitolata a Maria Assunta. Fu ristrutturata nel 1948 quando, su incarico di don Luciano Canapa, venne realizzata la grotta della Madonna, ancor oggi molto ammirata per la sua somiglianza con la “Grotta di Lourdes” a cui l’autore (Ercole Giuseppe Canotti) si è ispirato. La statua con la B. V. del Carmine, presente nella nicchia sulla facciata, fu ricavata da un unico masso proveniente dal fiume Brembo e venne installata il 16 luglio 1791.

 

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Oratorio della B. V. Addolorata

Eretta tra il 1801 ed il 1817 sotto l’invocazione dei Martiri Stefano, Gherardo, Cassiano, Sebastiano e la B.V. Addolorata, sul luogo dove sorgeva l’antica parrocchiale di S. Stefano e l’attigua chiesa di S. Cassiano, in memoria delle stesse. Tale costruzione, di forma ottagonale, danneggiata dalle intemperie e da un fulmine fu demolita nel 1944. Fu ricostruita a spese e per voto della famiglia di Santo Cucchi nel 1978.

 

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Molino della “Resga”

Fu costruito nei primi anni del quattrocento come molino da macina in aggiunta al già presente molino presso la porta Mattina in direzione di Calcio. Nel 1404 infatti vennero intrapresi importanti accordi tra i comuni di Romano e Covo per la concessione delle acque provenienti dalle fontane di Romano le quali aggiungendosi al fosso bergamasco, alimentavano un canale di derivazione (“La Rosa”) che azionava i molini del paese. Successivamente, nel 1890 il molino venne ampliato: da un corpo di fabbrica con ruota laterale passò a doppio corpo di fabbrica con ruota centrale, la ruota in legno fu sostituita con una in metallo ma soprattutto il molino perse l’utilità di macina di granaglie e venne convertito in segheria, da cui appunto il nome “Resga”. Nella seconda metà del novecento, con il cessare dell’attività di segheria, la struttura restò per alcuni anni inattiva e in stato di abbandono sino al 1974 quando venne acquistata dalla famiglia di Cucchi Aldo che nel 1985 avviò i primi lavori di restauro e di conversione in struttura residenziale, recuperando l’antica fisionomia, mantenendo e valorizzandone le antiche parti caratteristiche e peculiari.

 

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Molino fuori porta mattina

Di origini antichissime, è situato ad est del paese, fuori la vecchia Porta Mattina ed aveva funzione di molino da macina. E’ alimentato dalla Roggia Sarioletta o “Ròsa” o Guadomaria che pesca le sue acque dal Fosso Bergamasco. Questo molino risale quanto meno al 16 agosto 1411, in quanto tale data figura in una pietra ancor oggi incastrata nella muratura dell’edificio. Nel ‘600 era di proprietà della famiglia Valle, che aveva comperato dal Comune una gran parte degli spalti del vecchio castello oltre ai fossati (spianati) che circondavano le demolite mura ad oriente fino al molino medesimo. Il molino passò in proprietà a Marco Colpani, mugnaio (e organista) di Fara Olivana nei primi anni del ‘900 e, siccome spesso veniva a mancare l’acqua, derivata dal Fosso Bergamasco per muovere la ruota collegata alle macine, lo dotò di un motore che rimase in funzione fin verso il 1970, quando l’attività venne chiusa.

 

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PARCO CICLOTURISTICO

Puoi raggiungere il Comune di Covo anche attraverso l’itinerario cicloturistico “Nei borghi della Bassa Bergamasca“, uno dei 14 itinerari del Parco Cicloturistico della Media Pianura Lombarda.

ENOGASTRONOMIA

Raviolo di Covo

La ricetta ufficiale dei raviolo di Covo è ancora gelosamente custodita dalla tradizione orale. La Sagra del Raviolo Nostrano di Covo, che cade sempre la seconda domenica di ottobre, ha ridato vita a una tradizione di sicure origini contadine, ma difficilmente databile, forse fine ottocento/ inizio novecento. Tra le curiosità c’è sicuramente la tradizione che voleva alcuni giorni riservati a specifiche professioni e attività per esempio il lunedì era giorno riservato ai contadini,il martedì ai commercianti, e comprendevano anche maniscalchi, fabbri e altri artigiani. E così andava e funzionava la festa, per una settimana.

 

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PERSONAGGI

Maestro Giulio de Micheli

Nato a La spezia il 26 settembre 1889, Giulio De Micheli è stato un compositore, violinista e direttore d’orchestra. Si trasferì a Covo a seguito del matrimonio con la covese Anna Borelli. Qui si affezionò alla gente del paese, agli anziani del ricovero ed ai bimbi dell’asilo per i quali fece parecchi concerti di beneficenza.

 

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DOVE: Covo (BG)

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