Calcio è un borgo dalla storia complessa e stratificata. Oltre ai due castelli, sono presenti tre chiese (tra cui uno degli edifici di culto più grandi di tutta la Lombardia) e 48 Muri Dipinti, realizzati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. Artisti locali, nazionali e scuole d’arte hanno aderito al progetto di realizzare un museo diffuso che permette di scoprire la storia locale del borgo. I Muri aiutano così a ricostruire il passato – anche quello medievale – del paese, ispirandosi a figure celebri come Regina della Scala.
NON VISITABILE SABATO 4 LUGLIO
I Muri dipinti possono essere visitati in autonomia: scarica la mappa e consulta gli approfondimenti cliccando qui.
Non è previsto l’acquisto di un biglietto, il tour è a offerta libera.
La prenotazione è raccomandata.
Per maggiori informazioni e prenotazioni scrivi a prolococalciana@gmail.com indicando numero di partecipanti e un recapito.
– Punto di ritrovo: Chiesa di San Fermo in Via San Fermo – cappella del cimitero di Calcio.
– Accessibile ai disabili il tour dei Muri dipinti.
– Parzialmente accessibile ai disabili la Chiesa di San Fermo.
– Accessibile agli animali domestici (purché muniti di guinzaglio).
Il borgo di Calcio rappresenta un esempio di arte pubblica lombarda. La storia dei Muri Dipinti di Calcio si divise in pianificazione urbanistica e risposta antropologica del territorio. La prima fase è rappresentata dal progetto “Narrano i Muri” con la partecipazione di personaggi artistici autorevoli e la seconda fase è legata al pittore Giovanni Sara.
Partendo dall’abitazione di Giovanni Sara in Via Verdi – civici 30-33 – l’artista ha tradotto l’identità locale in immagini. Nonostante la chiusura del progetto ufficiale, numerosi residenti hanno continuato a commissionare opere a Giovanni Sara creando un patrimonio artistico diffuso.
Il borgo di Calcio si conosce come un raro esempio di museo diffuso e le opere, non solo hanno decorato le superfici, ma hanno impresso l’identità della comunità. Oltre il valore estetico dei singoli affreschi, ciò che resta è il valore storico di un’esperienza collettiva che ha saputo trasformare il volto del paese.