Il centro storico di Rivolta d’Adda mantiene la struttura dell’antico borgo Medioevale.
La piazza, sulla quale convergono le principali vie, è situata al centro del paese. Delle antiche mura che un tempo circondavano il borgo sono ancora visibili alcune tracce. L’unica porta d’ingresso rimasta è Porta Paladino a sud dell’abitato. Le altre sono state abbattute nella prima metà dell’ottocento. Della porta a nord, che prende il suo nome dal luogo dove c’era la rocca, è rimasto il toponimo che ora denomina la via di accesso. Le altre porte erano Porta d’Adda a ovest e Porta San Michele a est. In corrispondenza delle porte sono state edificate case utilizzando, come si può ancora notare, sassi e ciottoli del fiume.
La struttura circolare del borgo è ancora ben visibile seguendo la circonvallazione interna. Particolarmente interessanti sono i resti del vecchio ospedale dedicato a Santa Marta e risalente al 1300 del quale si possono ammirare tracce degli antichi affreschi.
Palazzo Celesia, costruito in stile tardo cinquecentesco, è un edificio signorile e maestoso che prende il nome dai Conti che per ultimi furono i proprietari. Il recente intervento di restauro ha restituito all’esterno e ad alcuni locali interni dell’edificio l’antico splendore.
NON VISITABILE SABATO 4 LUGLIO
Durante la visita sarà possibile visitare il luogo di esposizione di documenti e di oggetti: il Museo che le Suore Adoratrici del SS. Sacramento hanno dedicato al loro amato fondatore Padre Francesco Spinelli.
Visita gratuita.
La prenotazione è obbligatoria.
Per maggiori informazioni e prenotazioni chiama il numero 036379884 (da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 11.30) oppure scrivi a info@prolocorivolta.com
– Punto di ritrovo: di fronte alla Basilica in Via Emanuele II, Rivolta d’Adda.
– Parzialmente accessibile ai disabili.
– Accessibile agli animali domestici (purché muniti di guinzaglio).
La Rocca o Castello di Rivolta d’Adda risulta ufficialmente “demolita dai fondamenti in occasione delle Guerre antiche” nel Catasto Teresiano del 1751. Nonostante la distruzione, il luogo rimase un nodo centrale per interessi economici e legali sotto il controllo del marchese di Soncino e poi della famiglia Stampa. Il 1° maggio 1634 Massimiliano V concede a don Bonaventura di “edificare nello spazio detto il Terraglio” e qualche anno più tardi, i padri Somaschi e i fratelli Arquis ottennero concessioni per aprire canali e “sfori” nelle mura, convogliando l’acqua verso giardini e ortaglie private.
Il 20 gennaio 1745 Giuseppe Arrigone inviò una supplica al Sig. Marchese di Soncino per avere il sito della Rocca e offrì come ricognizione annua dieci stracchini (antico nome del taleggio), elevando il formaggio a vera moneta di scambio feudale. Successivamente, con l’avvento dei decreti napoleonici, i beni feudali passarono allo Stato scatenando uno scontro tra il Comune di Rivolta e il Conte di Soncino.
Gli studi archeologici “ante litteram” dell’Ottocento, mossi dal desiderio di scoprire il tesoro nascosto, non restituirono oro ma confermarono la complessità della struttura con la presenza di sotterranei, scalinate, stanze ipogee e palle di pietra. Oggi, la Rocca sopravvive solo come “fantasma” urbanistico, celata sotto il labirinto di canali e fondamenta che ancora segnano il sottosuolo del paese.