MARTINENGO

Torna alla sezione precedente

MARTINENGO (BG)

Martinengo e Bartolomeo Colleoni: un legame di storia, potere e cultura.

Martinengo e Bartolomeo Colleoni un legame di Soria, Potere e Cultura.
Martinengo fu per Bartolomeo Colleoni un centro strategico e simbolico. Nel 1454 la Repubblica di Venezia gli concesse il borgo in “feudo nobile e gentile”, a un solo anno dalla sua nomina a Capitano Generale. Da allora, fino alla sua morte nel 1475, Colleoni contribuì a rafforzare Martinengo sul piano militare, economico e culturale.
Con la pace di Lodi del 1455, che mise fine agli scontri tra Milano e Venezia, la Lombardia visse un lungo periodo di stabilità, condizione ideale per la fioritura del Rinascimento. In questo contesto, Colleoni poté promuovere numerose opere civili e religiose, lasciando un’impronta duratura sull’identità del borgo.

Dalle Origini Medievali alla Spedizione dei Mille: la Storia del PALAZZO DI MARTINENGO.
Il Palazzo del Comune di Martinengo, situato in Piazza Maggiore, è un edificio che racconta la storia del borgo sin dal XII secolo.
Originariamente chiamato Broletto, è stato il cuore politico della città, riflettendo il desiderio di indipendenza dei suoi abitanti.
Nel corso dei secoli, il palazzo ha subito varie modifiche, tra cui, tra ‘700 e ‘800 la chiusura dei portici al piano terra e la suddivisione della sala superiore. La facciata, ricca di affreschi e stemmi, racconta episodi storici significativi, tra cui il legame con la potente famiglia comitale Ghisalbertini espresso con la maestosa immagine dell’aquila rossa in campo dorato e l’omaggio di Venezia con l’inconfondibile leone di S. Marco. Una lapide marmorea ricorda, infine, il contributo dei martinenghesi alla Spedizione dei Mille.

I LUOGHI COLLEONESCHI

IL CASTELLO di Martinengo: un’Antica Guardia sulla Storia del Borgo.
Il nucleo primitivo del borgo si estendeva in forme fortificate in quella che oggi è via Castello, a cui si accede tramite un portale che riporta il famoso stemma colleonesco. La forma circolare dell’antico castello, realizzato nel X secolo dalla potente famiglia comitale bergamasca dei Ghisalbertini, è ancora visibile nell’impianto degli edifici della piazza, al cui centro, disegnato sull’acciottolato, è stato individuato il perimetro della torre originaria.
All’interno di questa prima fortificazione sorse la chiesa longobarda di S. Giorgio, su preesistenze romane. La torre visibile oggi è stata realizzata in due diversi tempi. Una prima fase costruttiva, avvenuta ad opera della famiglia Colleoni nel XIII-XIV secolo, vide l’innalzamento di una casatorre che raggiunse l’altezza di 16 metri. La fase successiva fu espressione della volontà di Bartolomeo Colleoni, che la sopraelevò fino all’altezza attuale di 28 metri e che accompagnò quest’opera ad un rinforzo delle fortificazioni che nel corso dei secoli erano state ampliate fino a raggiungere le forme attuali.

Tra Fortificazioni e Tesori Nascosti: La CASA DEL CAPITANO di Martinengo.
La Casa del Capitano, situata in Largo Sporchia, è un edificio che lascia intravedere un affascinante passato e che racconta storie di battaglie e misteri. Costituita nel XIV secolo dai Visconti come parte delle fortificazioni di Martinengo, fu acquistata nel 1467 da Bartolomeo Colleoni con l’intenzione di realizzare un “hospitale” che all’epoca era inteso come luogo di cura e di sosta per viaggiatori e pellegrini. Il progetto venne modificato e questa antica rocca venne trasformata in una residenza privata dove vissero la moglie Tisbe Martinengo, Colleoni e le figlie. Secondo la leggenda, il Condottiero vi nascose un tesoro che, dopo la sua morte, fu cercato invano dalle truppe veneziane.

Storia e Memoria del VALLO: dalla Protezione alla Trasformazione Urbana.
Nel XII secolo a Martinengo esisteva già il Fossatum Communis, ma le mura vengono citate solo negli Statuta et Privilegia del XIV secolo.
Probabilmente, il terrapieno originale fu rinforzato dai Visconti con mura e torresini nel Trecento. Il sistema difensivo, lungo circa 1800 metri, comprendeva la Fossa Viva a est, la Fossa Morta a ovest e il Refosso, fossato minore alimentato da corsi d’acqua. Tra i fossati correva la strada Tajabòss. Questo complesso garantiva protezione, definendo l’assetto urbano medievale di Martinengo. Dopo l’infeudamento del borgo, Bartolomeo Colleoni ampliò questo fossato a scopi difensivi e prese il nome di Vallo colleonesco.

MONASTERO DI SANTA CHIARA: tra fede, storia e memoria.
Il complesso fu fondato nel 1475 da Bartolomeo Colleoni per onorare un voto della moglie Tisbe Martinengo, che già nel 1471 aveva ottenuto il consenso papale.
Le prime monache clarisse giunsero nel 1479 dal monastero di Rosate di Bergamo, noto per la sua spiritualità e i miracoli attribuiti al luogo. Per oltre tre secoli il convento ospitò le monache di clausura dell’ordine di S. Chiara.
Il complesso, perfettamente inserito nel tessuto urbano, presenta la tipica struttura del francescanesimo lombardo: un chiostro centrale, orti, giardini, muri di cinta e la chiesa sul lato nord. Il campanile, coevo alla realizzazione originaria, è tipicamente francescano, in un richiamo simbolico con il campanile, di uguale fattura, del convento dell’Incoronata.
All’interno della chiesa, un tramezzo divideva l’aula delle monache da quella dei fedeli. Proprio su questo muro, fortunosamente sopravvissuto, si conservano affreschi quattrocenteschi attribuiti al misterioso “Maestro di Martinengo”, artista di gusto tardogotico influenzato dalle ricerche prospettiche mantegnesche. Le decorazioni colpiscono per la preziosità coloristica e per la maestosità dell’impaginazione.
Nel 1810, con la soppressione napoleonica, la vita spirituale si interruppe. Il convento divenne sede di un collegio studentesco molto vivace, centro di cospirazione patriottica e risorgimentale.
Oggi, a 550 anni dalla norte del fondatore Bartolomeo Colleoni, il complesso di S. Chiara mira a tornare luogo di arte, spiritualità e vita culturale.

Il CONVENTO DELL’INCORONATA: Secoli di Spiritualità e Capolavori.
Fin dal 1444 la Comunità di Martinengo aveva richiesto la fondazione di un convento francescano. Fu Colleoni, nel 1471, a ottenere il permesso papale. Il convento e la chiesa dell’Incoronata, abitati dai frati a partire dal 1475, si presentano come un complesso architettonico e artistico di grande bellezza.
Situato lungo l’antica via per Milano, il convento conserva la tipica struttura delle chiese francescane tardogotiche lombarde: struttura a capanna, navata unica e un doppio ambiente separato da un tramezzo affrescato.
Il complesso è ricco di opere d’arte, che testimoniano le varie epoche costruttive di cui è stato protagonista. Le decorazioni più antiche, coeve alla realizzazione originaria sono ad affresco e interessano l’abside e la cappella di S. Francesco, dipinti in forme bembesche; l’arco trionfale e alcuni spazi più antichi del convento, in cui si riconosce la mano preziosa dello stesso “Maestro di Martinengo”, di cui una prima ipotesi di ricerca rimanda ai pittori Antonio e Matteo Zamara da Chiari. In particolare, nell’antica sacrestia del convento, a fianco della chiesa, era presente fino al 1912 l’affresco raffigurante Cristo Crocefisso con S. Francesco e Bartolomeo Colleoni in ginocchio. Tale affresco, oggi al Luogo Pio della Pietà di Bergamo, e in parte al museo di Castel S. Angelo a Roma, testimonia la volontà del condottiero di lasciare una traccia indelebile come promotore e protagonista della fondazione religiosa. Anche alcuni capitelli del chiostro portano stemmi riferibili al condottiero.
Nel corso dei secoli, il complesso fu arricchito da nuove opere, tra cui la pala con “l’Assunzione della Vergine” di Vivarini (oggi alla pinacoteca di Brera), un “Cristo in Pietà” (oggi al Museo Bernareggi) e, maestosa, la decorazione seicentesca della Passione e Morte di Gesù del Baschenis sulla parete divisoria della chiesa.
Soppresso da Napoleone con l’editto del 1810, oggi il convento ospita la Congregazione della Sacra Famiglia, che ne custodisce la memoria attraverso attività educative e culturali.
L’atmosfera del luogo non poteva passare inosservata al regista Ermanno Olmi che ambientò in questo luogo e nel borgo di Martinengo, alcune scene del film “L’albero degli zoccoli”.

PER INFORMAZIONI

Per maggiori informazioni scrivi a info@martinengo.org o consulta il sito www.martinengo.org.