Nella seconda metà del Quattrocento, Bartolomeo Colleoni, già luogotenente del Duca per Bergamo, giunse nella Valgandino, provenendo dalla Val Camonica e da Lovere.
La valle non era ancora del tutto soggetta al suo controllo, ma a partire dal 1455, i suoi paesi iniziarono a versare tributi al condottiero, spesso pagati in natura con pannilana, un prodotto tessile locale rinomato. Questi contributi servivano anche a finanziare le opere di difesa nei territori strategici di Martinengo, Cologno e Urgnano, posti al confine con il Ducato di Milano.
La condivisione da parte del Museo della Basilica di Gandino, con la mostra dal titolo “IL COLLEONI: L’UOMO”, trova il suo fondamento nel codicillo del testamento del condottiero nel quale compare il lascito di 200 lire imperiali. Oltre a detto lascito ordinava che le somme di denaro che egli doveva ancora riscuotere per tasse e diritti vari da lui stesso imposti alla Valgandino negli anni precedenti, fossero destinati al comune ed ai frati minori del convento di San Bernardino di Gandino.
Dalle fonti storiche sappiamo che, grazie a questo lascito, il 15 giugno 1471, i frati presero possesso del terreno destinato al nuovo convento, posto su un’altura isolata. I lavori iniziarono l’anno successivo e si conclusero nel 1481.
L’edificio prese forma in più fasi: nel 1476 era agibile l’infermeria, ubicata presumibilmente vicino alla portineria. In questo settore, escluso dalla clausura conventuale, c’era anche la foresteria. In rapida successione vennero portati a termine i lavori della chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie a San Bernardino (5 giugno 1477) e nel 1478 si conclusero i lavori del dormitorio. La chiesa, consacrata da Mons. Leone Vescovo di Scitia il 17 maggio 1489, venne affrescata e arricchita con tele commissionate a pittori di prestigio, quali Enea Salmeggia, Giovan Battista Moroni, affreschi della bottega dei Marinoni e il Romanino. A Gandino, come a Martinengo, dove il Colleoni contribuì alla costruzione della chiesa dell’Incoronata, l’arte e la fede si fusero in un progetto spirituale di rara bellezza.
Elemento architettonico di rilievo è la sala capitolare, con la sua volta ad ombrello, tipica di molte case antiche gandinesi.
Il convento rimase attivo fino alle soppressioni napoleoniche del 1806, quando vennero messi all’asta i beni mobili e allontanati i frati.
Negli anni successivi, grazie al lascito della nobildonna Cecilia Caccia Del Negro, l’edificio divenne sede dell’attività di assistenza medica, funzione che mantenne fino agli anni Sessanta del Novecento.
Il progressivo abbandono di parte della struttura portò al suo decadimento e, nel 1964, la chiesa e altre sezioni vennero demolite per fare posto all’attuale casa di cura per anziani. Alcuni affreschi furono fortunatamente salvati e conservati.
La mostra “IL COLLEONI: L’UOMO”, ospitata presso il Museo della Basilica di Gandino, rende omaggio a questo complesso intreccio di storia e spiritualità. Il percorso espositivo racconta la figura del condottiero attraverso l’arte della guerra con l’esposizione di alcune armi e la prematura morte dell’adorata figlia Medea, dalla quale nasce il desiderio del lascito testamentario a favore dell’ordine francescano. Nel percorso espositivo sono visibili dei manufatti preziosi che descrivono il periodo storico di massima fioritura delle arti applicate, e parte dei dipinti ad affresco.
Oltre alla mostra è prevista la visita a ciò che rimane degli ambienti francescani del chiostro, della sala capitolare e di parte della chiesa.
Per maggiori informazioni consulta il sito www.museobasilica.com.